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STILE JUVENTUS. 41

All’estero grandi acquisti…
Nella foto Zinedine Zidane durante i
controlli medici
La
Juventus della rivoluzione post-bonipertiana realizza subito colpi
notevolissimi sul mercato internazionale. Acquisti mirati, come Paulo Sousa,
il regista-rifinitore prelevato nell'estate del 1994 dallo Sporting Lisbona.
Richiesto da mezza Europa, già in parola con la Roma, il portoghese dal
fascino tenebroso diventa, dopo due mesi di difficile adattamento, una delle
chiavi del pressing di Lippi e dello scudetto riconquistato. Insieme con
Sousa, sbarca a Torino un mediano tutto spigoli e fosforo, Didier Deschamps,
già trattato invano da Boniperti. E' un francese dai modi gentili e dal
carattere d'acciaio: l'ideale per la Juve. Ma è nel 1996 che il club
realizza il più grande affare - tecnico e più tardi economico - della sua
lunghissima storia: dal Bordeaux, arriva uno dei più forti centrocampisti di
ogni epoca, un fuoriclasse la cui dimensione si dilaterà di stagione in
stagione, Zinedine Zidane. Francese di origine algerina, timido e taciturno,
è un prodigio di tecnica, forza atletica e generosità agonistica. Il
giocatore perfetto per il calcio di questi anni. Lippi ne intuisce
immediatamente le qualità, tra i due nasce un feeling destinato a durare
anche dopo il trasferimento-record (centoquarantasette miliardi di lire) al
Real Madrid nell'estate del 2001. Nelle cinque stagioni torinesi, oltre a
vincere molto (gli bruciano due finali di Champions League perdute), Zidane
completa la propria personalità che lo porta ad essere il leader della
nazionale francese campione del Mondo e d'Europa. Un fenomeno che va di
diritto tra i grandi di sempre, eppure c'è chi ha il coraggio di discuterne
il valore: non c'è tecnico, da Zagalo a Trapattoni, che non riconosca in
Zidane il miglior calciatore in circolazione (con Ronaldo), eppure a Torino
- o forse soltanto a Torino - c'è chi lo sottovaluta. Un altro francese, il
centravanti David Trezeguet, autore del golden gol contro gli azzurri nella
finale europea di Rotterdam, acquistato dal Monaco nel Duemila, offre alla
squadra un contributo impressionante nella cavalcata verso lo scudetto del
2002, fino a laurearsi capo-cannoniere del campionato, evento che non
accadeva dal triennio fantastico di Michel Platini. Trezeguet, dopo Zidane,
conferma quanto i francesi siano tagliati per la Juve, e viceversa. Difatti,
nel 2001, è il turno di Lilian Thuram, un difensore nel quale la potenza e
l'eleganza si fondono in modo straordinario. Ma tra i grandi acquisti
stranieri, un posto speciale merita Edgar Davids, mediano olandese svenduto
dal Milan nell'autunno del 1997 e afferrato al volo dalla Juve: era stato
promesso al Barcellona, il contratto era già pronto, quando per meno di
dieci miliardi di lire fu dirottato a Torino. In quegli anni, il Milan
riesce a disfarsi di tre campioni dall'avvenire luminoso: oltre a Davids,
difatti, cede Patrick Vieira all'Arsenal e Partrick Kluivert al Barcellona.
E, infine, come non sottolineare l'acquisto di Pavel Nedved, dopo un lungo
braccio di ferro con la Lazio? Il centrocampista ceko impiega mezzo
campionato per capire la Juventus, un apprendistato lungo, ma efficace: una
volta inseritosi nel contesto ed ottenuta da Lippi la massima libertà di
espressione, è autore di partite eccellenti, che giustificano uno degli
investimenti più pesanti nella storia del club (quasi novanta miliardi).
Nedved diventa il simbolo della Juve dopo Zidane.
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